En passant

Donne Fantasme

                                                                                     LE DONNE ‘FANTASME’

                                                                 

 

                                                                       ‘Se oggi la femminilità è scomparsa

                                                                                       è perché non è mai esistita.’

                                                                                                (Simone de Beauvoir)

L’utilizzo che noi donne artiste facciamo della fotografia è introspettivo,un’indagine

all’interno di noi stesse,alla ricerca di zone d’ombra e luoghi sconosciuti da riportare in superficie. Nella maggior parte delle fotografe si può parlare di autoreferenzialità, dal momento che le donne si auto-ritraggono,cioè fotografano se stesse.

Quello che si può notare,osservando le foto dei blog e dei siti dedicati alla fotografia e all’arte è che ,ora più che mai,per lo meno in Europa,specificatamente in Italia,le donne si fotografano sempre più evanescenti,sempre più sfuocate,indefinite,o comunque sospese in un mondo di sogno,mai concreto,come figure che acquistano dignità solo in altre dimensioni.

Questo stupisce se si pensa che la pioniera di questa visione intima e personale di sé è Francesca Woodman,che opera verso la fine degli anni ’70 e muore suicida nel 1981.

Sono passati più di trent’anni ma le donne si riconoscono ancora in una visione fantasmatica di loro stesse.

Il paradosso sta nel fatto che per esprimere questa fantasmagoria usino  il corpo.

In arte sono ancora le donne ad insistere sul proprio corpo,rendendolo un vero campo di battaglia,distruggendolo,frammentandolo,mettendolo continuamente in discussione,riducendo la sua consistenza ad un’immagine evanescente, un’entità fluttuante senza più definizione spazio-temporale,cui restituiscono concretezza grazie al mezzo fotografico.

La questione che mi pongo è la seguente: perché quasi ogni donna -artista,oggi, si ritrae come un fantasma?

La cosa mi fa pensare che in questo trentennio le cose non solo non sono cambiate,ma  sono peggiorate:la Woodman si perdeva nella materia dei muri divelti in interni che sceglieva sempre disastrati,si immedesimava con la terra dei campi,diveniva della stessa ‘pelle’ degli alberi,della carta da parati attaccata al muro…si faceva fantasma,ombra ,angelo,qualcuno cioè che non viene visto ma che c’è,che si intravede,che si cela nella materialità del reale,in quanto pura essenza,puro spirito.

Tutto questo trova nel mezzo fotografico una risposta concreta,la fotografia e l’atto di fotografarsi restituisce al mondo in un’immagine ‘obiettiva’,reale la visione che si ha o si vuol dare di noi stessi. Soddisfa,quindi,delle illusioni.

Una finzione reale e una realtà fittizia.

La donna non si vede e non è vista,è sempre una figura spettrale,una presenza

che aleggia,passa di sfuggita,che si vede con la coda dell’occhio e che non si riesce a mettere bene a fuoco.

Questo fantasma è forse un desiderio?

È l’amore originario ferito,come direbbe Lea Vergine, secondo cui l’amore verso il sé non ricambiato si manifesta nel sé sdoppiato,camuffato e idealizzato?

Ingrid Sischy parlando del travestimento della Sherman afferma che questo è un mezzo per ripercorrere la storia della fotografia alla ricerca di qualcosa che è andato perduto  e cioè la presenza delle donne. Prendendo in esame l’immagine della donna nella Moda,si nota una continua trasformazione,secondo una visione che è tutta maschile, le donne sono ‘disegnate’ dagli uomini che decidono come la donna debba essere in base al ruolo che deve interpretare. “L’abito dice chi sono e le donne sono centomila abiti”, dice in alcune interviste rilasciate da Benedetta Barzini,esperta di costume e moda,che continua illustrando come  nell’arco di questi decenni,si è passati dalla donna ingioiellata,

rarefatta,tutta apparenza e niente contenuti,all’aggressiva che ambisce ad entrare nel mondo maschile e quindi indossa un tailleur con la giacca,indumento da uomo;fino ad arrivare alla sexy o la trasgressiva e la violenta degli anni 80 che si fronteggia con la ninfa ispiratrice rubata all’antichità.

L’importante è aderire al canone di bellezza del momento ed essere la donna che la società vuole:la vera donna di oggi,che è quella magra,emaciata,impedita nei movimenti,pallida,moribonda.

Questo perché deve confondersi con l’abito che indossa,perché deve essere guardata (“Le scarpe che innalzano le donne servono per non camminare,perché non vai da nessuna parte con quei tacchi,servono solo per farti vedere,appari..”; “Il movimento fisico e il Glamour non sono compatibili,il glamour è statico…”),perché se magra è debole,se evanescente è indefinibile,e questo  giustificherebbe il mancato sforzo nel cercare di comprenderla,ed è, dunque, facilmente soggiogabile e sottomettibile.

Dopo trent’ anni di ricerca artistica nonostante il ‘nomadismo identitario’ degli artisti degli anni 70,che si sono fotografati,sdoppiati,ridisegnati,passati da un genere ad un altro,trasformati;nonostante il femminismo,la rivoluzione dei ruoli,l’emancipazione

e il raggiungimento di certi diritti,la donna,ancora,non riesce a definirsi secondo una propria visione autonoma,perché non riesce mai a sfuggire ai canoni e ai modelli che ogni epoca sociale e culturale è pronta a mettergli su.

Le donne si frammentano,si sdoppiano,si smembrano,si idealizzano,dunque,e si trasformano in illusione pura.

E il corpo altro non è che un contenitore,una scatola,da cui l’essenza femminile fuoriesce e va oltre.

‘FANTASME’,donne ‘fantasme’,che non vengono viste e passano inosservate,ma che in realtà ci sono,ci siamo,ed è questo che stiamo gridando quando andiamo a fissare quest’immagine fuggevole su una pellicola,o un file,o su carta…è come dire: si ,sono un fantasma,ma ci sono,esisto e puoi vedermi anche in quanto tale.

Forse è questo grande desiderio di vederci che ci camuffa,ci rende forme in movimento,scie d’ombra,tracce di un disegno cancellato o solo abbozzato,

che ci rende impalpabili,idealizzabili,desiderio puro,appunto.

È un grido,un violento e doloroso grido di liberazione,è l’ immenso desiderio di libertà,di uscire dai confini del nostro corpo che ci costringe a dei ruoli,a dei modelli da seguire,una schiavitù di bellezza che è decisa dalle regole di chi guarda;e se l’occhio che guarda è sempre maschile, nell’arte del fotografarsi  esso può divenire finalmente anche femminile. In quel luogo senza definizione,in quella dimensione-altra che solo l’arte ci dà è tutto possibile, anche esistere al di là del corpo.

Qui le donne hanno la potenza del loro sguardo,della loro visione,e riescono  a rievocare sensazioni che sono primitive e che riconnettono a qualcosa di più profondo,ad un involucro originario e  ancestrale,questo fa pensare alla teoria di Marguerite Duras ,secondo cui tutte le donne sono streghe in quanto detengono ancora il legame viscerale con la natura,legame che risale ai tempi immemori della preistoria del genere umano,quando esse parlavano con gli alberi.

La potenza di queste immagini nasce da qui,dalla capacità delle donne di esistere in quanto essenza indefinita e magica oltre i confini della realtà corporea,e questa essenza è quella di sempre,è assoluta ,universale, ed eterna,è il quinto elemento,è l’eterno femminino.

Link:

https://www.facebook.com/pages/Francesca-Woodman/17742734946

http://www.claudecahun.org/home.htm

https://www.facebook.com/media/set/?set=oa.461414157238705&type=1

http://www.flickr.com/photos/santanatoglia/sets/

http://www.premioceleste.it/artista-ita/idu:49849/

http://www.premioceleste.it/artista-ita/idu:59537/

http://www.premioceleste.it/artista-ita/idu:51265/

http://www.premioceleste.it/artista-ita/idu:62011/

http://www.premioceleste.it/opera/ido:163697/

https://www.facebook.com/media/set/?set=a.373668506050930.92411.208932002524582&type=3

http://www.vittoriaregina.com/home.html

http://www.annadiprospero.com/house.htm

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